CORTINA 24 01 1999


E’ Domenica mattina, molto presto, quando mi alzo il sole appena bagna di rosa le cime delle Tofane. E’ la prima cosa che guardo appena alzato, lo spettacolo delle Dolomiti dalla finestra incrostata di gelo. Stanotte la temperatura è scesa molto al di sotto dello zero, e temo che oggi il ghiaccio sarà il padrone assoluto. Scendo in sala per una robusta colazione, non tornerò in albergo se non per la cena, quindi è bene nutrirsi, vista la fatica che mi toccherà oggi. Sebbene, ieri sera, l’invito, accolto, per la cena con la squadra francese non mi abbia lasciato affatto leggero di stomaco. E tutta quella grappa….Otto, il taverniere, come lo chiamo io, mi ha preparato quattro uova, uno zabaione, dieci brioches, un vasetto di miele in cui inzuppare abbondanti corn-flakes, e latte e yoghurt a volontà. Mi permetto di chiedere anche un caffè, ed Otto, contrariato, ritorna dalla cucina con un bicchiere di grappa e un sorrisino. Miglior benzina, afferma, ed eio mi fido di credergli. Le borse sono già pronte vicino alla porta, nessuno ha l’ardire di rubarle, sono più di 20 chili di materiale fotografico, ci vorrebbe un somaro di montagna…e poi Otto vigila…Lo saluto con una vigorosa stretta di mano, e mi avvio alla fermata del pulmino che mi porterà all’inizio della pista, la mitica Olimpia delle Tofane. All’interno, vedo Astrid, atleta norvegese, e discutiamo sulla gara di slalom gigante prossima a disputarsi. Astrid teme il ghiaccio vivo, e il suo ginocchio malandato, ma io le dico, da buon marpione italiano, che con quegli occhi azzurri non può che vincere. Arriviamo, saluto Astrid, e mi avvio verso il punto di raccolta per salire alla zona decisa il giorno prima per le foto. E’ molto in alto, e mi attende una dura salita, un’ora abbondante, fra percorso a piedi e seggiovie, ma infine, mi sistemo proprio dopo le Pale di Rumerlo, un punto dal quale si vedono i monti sullo sfondo e dove c’è Franz, il guardiaporta con cui mi sono accordato la sera prima, affinché mi avvisi poco prima del passaggio delle atlete. Scatto a otto fotogrammi al secondo, è vero, ma le sciatrici vanno in picchiata a 120 chilometri orari, quindi è bene non perderle. La macchina è pronta, il rullino è caricato, un 400 ISO caricato da me, non so quanti scatti verranno, sicuramente più dei trentasei canonici, ma non tanti da non dover cambiare rullino 3 o 4 volte a gara. Adesso c’è la prima manche, poi ci sarà la seconda, poi…ma è inutile pensare. Il sole riscalda piano piano la neve, sta arrivando ad illuminare tutta la pista. Siamo pronti. La gara comincia.

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