CAMPETTO ITALIA


C’era una volta un campetto da calcio, verde e ben tenuto. Ci giocavamo tanti bambini, e un giorno arrivò un bambino più grande, che disse: “Sono il vostro allenatore, vorrei una squadra ben allenata, in forma, con una bella divisa in ordine, e giocatori che obbediscano a regole e disciplina. La chiamerò AUDACE”. E così si fece, e i bimbi più gracili e minuti furono esclusi.

Tempo dopo arrivò un altro bambino che disse:”Così non va, tutti i bimbi sono uguali, e tutti devono giocare. Deciderò io chi deve giocare, come deve giocare, e cosa deve indossare, e che pallone usare. Così saremo tutti uguali. Chiamerò la squadra IL POPOLO.” E così si fece, e i bimbi obbedirono in tutto e per tutto al nuovo allenatore.

Tempo dopo arrivò un altro bambino che disse:”Così non va, il vostro allenatore decide per voi, questa non è libertà. Vi offro una squadra dove si decide insieme chi gioca e chi no, sempre però sulle direttive di una entità superiore che tutto governa. La chiamerò LA MODERATA”. È così si fece, ma i bambini cominciarono a non capirci più nulla, sballottati come erano fra i vari allenatori. E nessuno pensava più a curare il campo, ognuno delegando all’altro, e ciascuno pensando al suo interesse personale.

Arrivò quindi un altro bambino e disse:”Guardate come avete ridotto il campo, tutto erbacce, reti divelte, buchi, avete trascurato tutto. Ma non è colpa vostra, bensì di chi vi ha allenato finora. È ora di dire basta, di cambiare le solite facce. Io vi offro una squadra nuova, dove ogni bambino sarà giocatore e allenatore, e vi farò cambiare le solite regole, e canteremo e balleremo tutti insieme, e ci sarà un nuovo calcio. Chiamerò la squadra LA SVOLTA!”.

Tutti i bambini furono subito entusiasti, e il giorno dopo si presentarono al campo, tutti felici, e con le nuove divise e con i nuovi palloni che il loro allenatore aveva comprato, pieno com’era di soldi dei genitori. Fatte le dovute presentazioni, un bambino si avvicinò e chiese:”Allenatore, ci dice qual è questo rivoluzionario modulo di gioco che ci vuole insegnare?”.

È l’allenatore rimase senza parole, perché si rese conto in quel momento che lui, le regole del calcio, non le conosceva proprio!

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