Vedo ultimamente la tendenza alla vanagloria, alla necessità di stupire, al prurito irrefrenabile di vedere pubblicate, ed approvate, ed apprezzate, le proprie fotografie.
E condivise, quasi che il talento dipendesse dal numero dei pollici all’insù.
E, cosa molto più grave, anche l’umore personale.
Colori strabilianti, ritratti di visi perfetti, quell’essenza del “momento magico” colta mirabilmente in scatti decisivi, regole di composizione esageratamente rispettate.
Non mi faccio influenzare, cammino con la famiglia, in un normale pomeriggio, di una normale giornata di inizio autunno, e vedo normali situazioni.
E le colgo con un rullino, i cari vecchi colori, che così sono e così rimangono.
Inalterati, eterni, veri.
E io sono contento così.








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