Arriva RiminiComix, ma più che la Fiera del Cartoon e Cosplay, sembra la Fiera della Mutanda. Si cerca refrigerio in fontana, si espongono corpi bagnati.
Cerco di capire il senso di donnine svestie e allupati fotografi che non fanno altro che far posare le suddette succinte e consegnare poi i loro bigliettini ripieni di ormoni. Si fotografa la donnetta di turno, ecco qua.
Mi accodo, tanto per non fare lo snob petulante, ad uno stuolo di reflex-armati e colgo queste immagini; senza significato, tutte uguali, impersonali, apatiche, noiose.
Preferisco allora tornare al mio stile, e cercare di captare qualche immagine “dietro le quinte”, qualcosa che non sia in posa, qualcosa che piaccia a me, come la paella. La paella. Cosa c’entra? Eh, sì, perché si mangia anche, e attorno a tutto il baraccone gravitano gli stand gastronomici, sempre gli stessi, che la fiera sia del cartoon, o dell’antiquariato, loro sono sempre lì.
Tornando al cosplay, ecco allora qualche foto “mia”.
Come? Non piacciono? Non sono attraenti? Vero, ciò che “tira” è sempre tette&culi, quindi ecco due immagini a tema…con teste tagliate per la privacy!
E poi una serie con le foto di questi ceffi, con la Piratessa in rosso veramente bella, questa sì, lo devo riconoscere.
Intanto, c’è tempo per un salto a Hogwarts, per sorridere di fronte a tutti questi umani che comprano inutilità e peluches, e per farsi del male in fila al junk-food per eccellenza. Ahinoi, pieno fino all’orlo. E anche io, dove credete abbia mangiato, se così si può chiamare?
Ed ecco, alla fine della giornata, le due immagini che preferisco, e riassumono il mio concetto di fotografia, che alla fine è sempre, come dico io, un “racconto di strada”. Fa molto tendenza autoproclamarsi street-photographer o riempirsi la bocca di reportage, o dire io sono un storyteller. Io sono italiano e faccio fotografie alla gente per la strada e cerco di raccontare una storia. L’uomo Ragno che telefona o la composizione geometrica della finestra con le persone al giusto posto, ecco queste due immagini valgono 40°C all’ombra e una famiglia trascinata (quasi) a forza con me in un pomeriggio riminese.
































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