E le Navi sono a terra, vascelli cementizi sparsi per il territorio, idea di estemporanea modernità concepita il secolo addietro, abbandonati quando l’idea di follia onnipotentizia scemò in proibiti ricordi, ma non dimenticati. Ghirigori di mattoni e ferro, riportati a nuova vita con l’aiuto dell’acqua, così vicina, in effetti. Navi a terra a pochi passi dal mare, Navi che contengono acqua e persone, Navi che ora nuovamente veleggiano senza vele verso orizzonti senza orizzonte. Si lasciano ammirare, questo sì, e percorrere, animate come sono da abitanti inconsapevoli, anche forzati se vogliamo. Ma donano felicità, e lasciano spaziare la mente su lidi lontani, e senza tanta prosopopea di libertà, si parte per un viaggio in mondi sommersi. Una volta tanto.








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