Incredibile la bellezza di queste figure, marmo che sembra vivo, e sembra parlare, raccontando di tante persone viste sfilare sotto i loro occhi bianchi, immoti, quasi ciechi. Vorrebbero raccontare la loro storia, ma nessuno ascolta. Io sì, mi sono fermato. C’era una volta un regno lontano, dove viveva una razza pacifica e mite. Giunse un giorno, d molto lontano, un gruppo di fanciulle troppo belle per essere lasciate in libertà, troppo allegre per non turbare l’quilibrio di quella gente. Si cominciò a mormorare che fossero streghe, che sapessero leggre il pensiero, ed in effetti lo facevano, ma non era una cosa così pericolosa, se i pensieri no lo erano. Ma tanto fu detto e tanto fu fatto, che si decise di condannare le giovani all’oblio eterno. Esse divennero statue, carne diventata marmo, per l’eternità. Tuttavia quel popolo non aveva pensato che in quel modo avrebbero imprigionato i corpi delle giovani, ma non già le loro menti. Ed infatti le giovani, prese dall’ira per l’ingratitudine di coloro che reputavano amici, comnciarono a instillare pensieri malevoli, dubbi nelle menti di tutti gli abitanti. E ben presto scoppiarono risse, e perfino rivolte, e anche guerre, e infine tutti gli esseri viventi si uccisero a vicenda. Solo allora le giovani capirono il loro misfatto, avevano seminato troppo odio, e non ne avevano tratto alcun giovamento. Anzi, compresero che avevano commesso un grosso errore; tutti erano morti, non era rimasto nessuno che potesse togliere loro la maledizione. Passarono così secoli di tormenti, acredine, rimpianti, rimorsi, fino a quando quel regno dimenticato comincò a ripopolarsi. Ma si era ormai persa la facoltà di leggere il pensiero, unico modo loro rimasto per comunicare. E tuttora sono lì, immobili, che cercano invano di far piangere i loro occhi di marmo, cercano di fermare l’ignaro viandante, le urla strazianti chiuse in un urlo muto.








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