QUARANTENA


Dal primo momento in cui ci hanno telefonato dicendo che dovevamo, come famiglia, entrare in quarantena, io ho subito pensato di prendere carta, penna e macchina fotografica, per testimoniare quello che saremo andati a vivere. L’ho avuto come primo pensiero, questo, ed è stata una decisione non facile, perché tutto viene in mente in quei momenti, meno che stare lì a perdere il tempo con quaderni e fotografie. 

Però mi sono reso conto che, di lì a venire, ci sarebbero stati servizi, articoli, parole  e immagini su questa lotta al virus, ma sarebbero stati oggetti freddi e impersonali, belli certamente, belle parole, belle fotografie, ma asettiche e perfette nella loro falsità.

Bugie, bugie letterarie, bugie elettroniche, bugie multimediali, perché non vissute ma solo viste, solo viste e non osservate, solo osservate e non penetrate, solo penetrate e non sviscerate.

Quelle espressioni di impatto emotivo, quelle frasi di sicuro effetto, quelle immagini evocative, di ospedali, di malati, di medici scattati in un iconico ritratto, articoli di poche righe ma dalla profondità disarmante, mascherine e tamponi in copertina, infermieri distesi per terra, parenti piangenti, primi piani dei morti, file e file di bare, editoriali da premio Pulitzer.

Tutto questo, certo, ma vissute veramente da chi scrive o scatta? 

Terminata la telefonata, ricordo, mia moglie era appoggiata al termosifone in cucina, mio figlio in camera sua, mia figlia distesa sul divano, in salotto. Gli occhi spauriti di mia moglie che mi chiedeva, allora? Mio figlio che arriva in cucina e chiede C’è qualcuno positivo?, mia figlia che tossisce e tossisce, le è appena scesa la febbre.

Io allora ho pensato, di questo devo scrivere, questo devo fotografare. Noi siamo veri, io ho paura, mio figlio non capisce quel che succede, mia moglie ha più paura di me, mia figlia ancora non si rende conto. Vivremo quattordici giorni di isolamento, anzi, undici perché ci hanno avvisato quando già eravamo al terzo giorno. 

Testimonierò questo tempo che ci richiede attenzione, questo tempo che ci richiede vicinanza nella distanza, questo ossimoro nella storia della nostra famiglia.

Mi ritorna in mente il paragone con il professionista della penna e dell’immagine. Isolato, il primo, nel suo studio in legno antico, librerie di Treccani alle spalle, e tutto bardato il secondo, in prima linea con la macchina fotografica. 

Io sarò qui, in pigiama, barba lunga, sempre con la macchina al collo e la penna, quando invece sarà il tempo di lavare i piatti, pulire i water, sciacquare i panni, cucinare i pasti, aiutare in casa.

Sarà facile? 

No, già immagino le litigate, i rimproveri di mia moglie, le lamentele dei figli, i momenti di sconforto in cui mi renderò conto dell’inopportunità di quel che sto facendo.

Perché ci sarà un momento in cui mia figlia si sveglierà nel profondo della notte, piangendo che ha fatto un incubo, e vorrà il suo papà e il suo papà, che stava dormendo, invece di consolarla, accenderà la luce e le scatterà una fotografia, la macchina sempre pronta, sul comodino. 

Oppure quando mio figlio mi guarderà e mi dirà, senza che io abbia chiesto nulla, sì papà sto bene, adesso però lasciami in pace. 

Oppure quando mia moglie piangerà in silenzio nella doccia, per non farsi vedere. 

E io, invece della consolazione, come prima cosa, scatterò e metterò su carta quel che sento e quel che vedo. Non sarà facile, ma sono queste le vere parole e le vere immagini.

Non evocate da spettri di visibilità, non richieste da esigenze di mercato, non costruite da obblighi di vendita, non richieste da esigenze di concorsi, non inventate da necessità di prevalere sulla sensibilità altrui, non selezionate per generare impressione.

Sarà la mia testimonianza per questo periodo che vivremo, difficile, ma di grande unione. Brutto, sporco, vero, come la vita reale.

Sono due cose profondamente diverse. 

Scrivere e fotografare per vincere qualcosa, un premio, la prima pagina, un pubblico, per lavoro.

Scrivere e fotografare, invece, perché ti nasce come espressione di un bisogno imprescindibile.

4 risposte a “QUARANTENA”

  1. Avatar cristina zonghetti
    cristina zonghetti

    bellissimo Guido

    "Mi piace"

    1. Avatar guidozonghetti

      Grazie! Scritto di getto stamattina!

      "Mi piace"

  2. Avatar Graziella
    Graziella

    Bellissimo racconto chi lo legge è proiettato all interno del vostro vissuto ♥️

    "Mi piace"

    1. Avatar guidozonghetti

      Grazie, nasce davvero dal cuore. E ancora ci siamo dentro in pieno.

      "Mi piace"

Lascia un commento