LA VITA E’ UN BILIARDINO


Hanno deciso di chiuderci tutte dentro, chi sia stato non si sa, quello che conta è che adesso non possiamo uscire, è pericoloso, hanno detto.

Siamo all’oscuro di cosa sia realmente accaduto, dobbiamo attenerci alle disposizioni vigenti.

Ogni tanto qualcuna prova a uscire, la prima di noi, ma non ha forza sufficiente. Siamo tutte messe così, incapaci di muoverci se non arriva qualcosa che ci spinge.

Ci promettiamo, strette l’una con l’altra, che quando usciremo saremo più buone, servisse a chi di dovere per anticipare la liberazione.

Nel silenzio, riflettiamo sulla nostra vita, un continuo agitarsi senza arrivare a capo di nulla, sarebbe auspicabile ricominciassimo con un diverso approccio, una diversa inclinazione.

E poi arriva la notizia, non tutto è acceso, però si può provare ad uscire. Questo dà la forza alla prima di noi, quella che sta più in alto, la privilegiata, a tornare là fuori, e così, via, parte!

Eccola, la possiamo sentire, corre felice per la sua strada, ma non udiamo i rumori consueti, come se là fuori il mondo fosse ovattato, spento, non del tutto pronto.

Ben presto ritorna, ora è l’ultima, ci dice che non tutto è operativo nel mondo, che si rimbalza a caso, e a vuoto, da un punto all’altro, senza concludere nulla.

Ha cercato di svolgere il suo lavoro, ma non aveva punti di riferimento, luci e suoni non reagivano, e infine, stava scivolando giù, verso l’uscita.

Nemmeno le alette di salvataggio funzionavano, quelle miracolose spinte che aiutavano a ritornare in alto quando si scivolava, giù per la discesa inesorabile verso l’abisso centrale.

Lo sapete anche voi, ci disse, che per raggiungere il massimo bisogna scalare molti ostacoli, arrampicarsi su strade impervie, e giungere lassù, dove, si sa, vivere consiste in un inutile circolo vizioso, ma è questo che fa accendere tante luci e aumentare il punteggio personale.

E un alto punteggio porta molto denaro.

Altre provarono, i giorni successivi, ma nessuna riuscì, perché il mondo non era pronto, non c’erano appigli, campanelli da suonare, e il punteggio generale restò tristemente basso.

Finalmente, un bel giorno dissero che la situazione di emergenza era finita si poteva uscire, ma con calma e una alla volta, per non generare confusione e ricadere nel vuoto nel silenzio, di nuovo.

Ci facemmo forza, l’una con l’altra, e non demmo retta alle avvertenze. Tutte ci avventammo verso l’uscita, e fu come se fossimo risparate alla rinfusa nel mondo, in una totale confusione.

Sbattemmo l’una con l’altra, all’inizio felici, poi coi accorgemmo, con orrore, che così non andava. Troppo urti, troppi contarti, luci, suoni, colori, in un crescente parossismo, in un turbinio che generava solo confusione, senza un costrutto, senza motivo, senza scopo.

Il punteggio aumentava, le luci esplodevano, il mondo sembrava finalmente gridare di gioia, i soldi crescevano, il tintinnio del contatore impazzito ci donava nuova energia, noi impazzite, a sbatterci come forsennate.

Molte cadevano, giù nel baratro, ma altre arrivavano, sacrificio accettabile, tante morti per un maggior guadagno, oblio per vita, e poi ancora, luci, suoni, colori, tintinnio, gioia, soldi, soldi, tanti soldi, e poi….

TILT

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