Si chiama silhouette, un controluce che delinea la sagoma, e lascia immaginare mondi spaziosi e tempi sospesi nel passaggio dalla luce all’ombra, dal bianco al nero. Sono sempre stato affascinato, fin da piccolo, dal chiaroscuro, dal microscopico mondo di particelle che si scambiano pelle e vestiti, e passano dal bianco al nero, e viceversa. Nel caso specifico, un giorno nella vita di una bella ragazza, un caffè in centro città, aria tersa del mattino, profilo perfetto, coda sbarazzina, la tazzina scotta, ditino sospeso, e lui guarda il telefono. Vabbè.









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