Un’autostrada dritta e illuminata, e un sentierino scuro e accidentato. Davanti alle due vie, un ragazzo che deve scegliere la sua strada. Molti altri ragazzi entrano in autostrada, e a ben guardare, di sentieri stretti e bui ce ne sono molti, ma dei tanti uno solo attira il ragazzo.
Il ragazzo pensa.
Se imbocco l’autostrada, di certo avrò vita facile, ci sono tanti altri con me, e non vedo curve o deviazioni.
Comprende, tuttavia, di avere una luce interiore che lo fa andare avanti, e questa luce potrebbe rendere meno impervio il cammino sul piccolo sentiero.
D’altra parte, se a lungo andare la sua luce dovrebbe spegnersi, chi mai lo noterebbe nell’autostrada? Con mille lampadine accese, cosa vuoi che significhi una in meno?
Invece, sarebbe proprio lui a determinare il suo cammino illuminando a piacimento il sentiero, e solo con le sue forze riuscirebbe a tirare avanti.
Incerto, pensa anche che se imbocca l’autostrada, nessuno percorrerà il sentiero, perché quello è il suo e lui lo ha abbandonato. Cresceranno rovi e diverrà impervio, perfino difficile da ritrovare.
E se il ragazzo, per un motivo o per l’altro, dovesse tornare indietro dall’autostrada, in preda ad un ripensamento tardivo, ecco che non troverà più il suo sentiero.
E così il ragazzo rimane immobile, incapace di imboccare il sentiero, ma anche l’autostrada.
Cosa sceglierà?








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