Oggi vorrei parlare della moda sempre più diffusa di fotografare tutto e tutti con qualsisasi attrezzatura si possieda.
Smartphone, compatta, bridge, reflex, ognuno ha la possibilità di realizzare un piccolo reportage di qualsivoglia avvenimento a cui partecipi.
Fin qui niente di male.
Tuttavia, con la crescita delle possibilità non è però parimenti cresciuta l’educazione nell’usare tali mezzi.
Io tengo sempre gli occhi aperti quando fotografo, e lo schermo della reflex serve spesso come specchio per controllare intorno a me.
Però, a volte, succedono queste cose.
Il bacio dura un istante, e io non eseguo scatti a raffica, tipo mitraglia.
Quindi, l’unica foto del bacio viene rovinata dall’improvvisa intrusione di uno smartphone.
Che fare? Nulla.
Quanti, poi, di coloro che fotografano riguardano e ricontrollano le loro immagini con fare critico?
Speriamo che il mondo si fermi e ci si renda conto della pericolosa deriva verso cui andiamo.
Poi mi consolo pensando a come ho fatto questa foto.
Non dico “chi” o “dove”, dico solo che l’auto era pronta, in moto, con lo sportello aperto, due amici dentro che mi avvisavano su cosa stessero facendo quelle persone con bastoni e forconi uscite dalle case appena parcheggiata l’auto vicino al cartello.
Io, intanto, senza guardare alle mia spalle, sono sceso, ho inquadrato e scattato.
A pellicola.
E poi sono fuggito appena in tempo.
Un altro mondo, un’altra fotografia, “No country for old Guido”.












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