IL DORMITORIO DELLE ANIME IN PENA


C’era una volta un bambino la cui mamma gli dice di andare nel garage, nel sottoscala, a prendere la salamoia di cetrioli, uno dei tanti vasetti conservati per l’inverno. Il bambino prende l’ascensore, arriva al piano interrato, scende nel parcheggio sotterraneo, e guarda la fila di porte tutte uguali, grigie, metalliche, anonime. Non si ricorda bene quale sia quella che appartiene alla sua famiglia, così ne sceglie una a caso, tanto, pensa, ci sarà la salamoia anche in questa. E infatti, eccolo lì, un vasetto di cetrioli. Torna all’ascensore, spinge il numero tre (ma non era il quattro?), esce dall’ascensore, percorre il corridoio con il tappeto di moquette centrale a righe rosse e grigie, e con le stesse piante che ci sono ad ogni piano, bussa ad una porta, e aspetta. Una signora apre, bionda, oppure castana, ma anche rossa, la voce di nervosa trepidazione Ma quanto ci hai impiegato? E come sei messo? Tutto grigio, stai male? Sembri un’anima in pena. E guarda che vestiti, ma non ti avevo messo la tuta?, e il bambino risponde Sono stanco mamma, vado a dormire, hai rifatto la mia stanza? Che coperte hai messo, non avevo quelle blu? No sono gialle, ma fa lo stesso. E’ lo stesso, lo stesso piano, lo stesso barattolo, lo stesso letto, lo stesso dormitorio di anime in pena. Quello che cambia è la pace, chi la troverà prima, chi dopo.

 

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